Fiorentina, Mauro Bressan in ESCLUSIVA: “Il calcio era la passione di tanti, ma io avevo solo il pallone”

Le parole in ESCLUSIVA ai nostri microfoni di Mauro Bressan, ex calciatore e centrocampista della Fiorentina, in merito alla sua carriera

Lorenzo Gulino
14 Minuti di lettura
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Un grande tuffo nel passato dove si torna a parlare del periodo che vede nella nostra Serie A grandi calciatori del calibro di Ronaldo e Zidane. Una pagina di storia del campionato italiano che ha visto molte leggende solcare i campi da calcio. Tra i molti calciatori che hanno avuto la grande occasione di scendere nel rettangolo verde negli anni d’oro della massima serie italiana c’è Mauro Bressan, ex centrocampista della Fiorentina, club dalla grande storia e tradizione. Il centrocampista classe 1971 ha parlato in ESCLUSIVA ai nostri microfoni in merito al suo passato con la maglia della Viola.

Bressan: “Terim è stato colui che mi ha dato di più a livello mentale”

Mauro come ti sei appassionato al gioco del calcio?

“Come molti bambini mi sono appassionato molti anni fa, io mi ricordo che avevo solo il pallone e basta. Quando tornavo da scuola, andavo dai miei nonni e giocavo a calcio, d’estate fino a tarda sera e d’inverno fino a quando c’era la luce. Era la passione di tanti, ma ai miei tempi avevamo solo quello e lì è nata quella passione che mi ha portato anche ad arrivare a giocare in Serie A, grazie alle mie caparbietà e all’amore per questo sport”.

Hai avuto un mentore nel corso della tua carriera?

“Ho avuto la fortuna di avere tanti allenatori nei settori giovanili, ma soprattutto nel calcio professionistico che mi hanno aiutato. Nessuno in particolare, ma cercavo di carpire da ognuno il meglio che potesse darmi sia dal punto di vista di insegnamento tecnico che tattico. Alla fine quando arrivi a giocare in Serie A quelli che ti danno di più sono quelli che ti coinvolgono di più mentalmente e ti fanno sentire più forte. Io ricordo sempre Terim perché è stato quello che secondo me mi ha dato sempre di più a livello mentale, mi dava sempre tanti stimoli, ma anche agli altri in quella Fiorentina riusciva a toccare le corde giuste perché entrassimo in campo al 100%”.

Fiorentina, Bressan: “Il gol in rovesciata contro il Barcellona è stato un momento indelebile”

Durante il tuo primo anno alla Fiorentina hai vissuto Trapattoni in prima persona, cosa ti ha lasciato dal punto di vista calcistico e anche da quello umano?

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“Dal punto di vista calcistico ho sempre pensato fosse un grande allenatore perché era stato alla Juventus, al Bayern Monaco e pensavo fosse un grande gestore di gruppo, però andando alla Fiorentina mi sono accorto che aveva una grande sapienza tecnica e tattica. Nel senso che lui aveva sempre degli accorgimenti per tutti, aldilà dell’età del calciatore. Per me è stato uno dei più importanti e aveva una grande dote ovvero sapeva calmare la situazione quando c’era troppa euforia come sapeva galvanizzare la squadra quando veniva da un periodo di brutti risultati”.

2 novembre 1999, la data della famosa rovesciata contro il Barcellona in Champions League al Franchi, cos’hai provato quando ti sei accorto che la palla è entrata?

“Mi sono isolato perché ho pensato solo a fare un gesto che facevo fin da bambino, quindi ho cercato di coordinarmi , trovare il timing giusto per colpire la palla ed indirizzarla verso la porta. Questo era il mio primo pensiero, poi quando mi sono accorto che la palla è entrata in rete mi sono detto che non potevo scegliere partita migliore per poter fare una cosa del genere, perché comunque era in Champions League contro il Barcellona e con lo stadio tutto esaurito.

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Ha poi continuato Bressan: “I pensieri sono arrivati subito dopo, durante per me è stato solo un gioco che facevo fin da bambino, quindi è stato quello il bello. Mi fa piacere che se ne parli ancora oggi a distanza di molti anni, che lo ricordino e che mi chiamino per questo. Quel momento è stato indelebile perché in quel preciso istante è stato parte del mio gioco, ma dopo lo è stato ancor di più perché a distanza di tempo ti rendi conto che è stata fatta una cosa che si ricorderà sempre”.

Mauro con la Fiorentina hai vinto la Coppa Italia nel 2001, cos’hai provato ad alzare questo trofeo e quanto calore è stato in grado di dare la piazza di Firenze in quell’occasione?

Per me è stato l’unico grade trofeo che ho vinto da calciatore quindi la Coppa Italia me la tengo stretta. Quell’anno lì c’è stato Terim, poi la finale con Mancini, però è stata una grande gioia in una città che ne ha poche soprattutto negli ultimi anni, al punto che quando mi dicono che è l’ultimo trofeo vinto dalla Fiorentina, io da grande appassionato della Viola mi auguro che quest’anno possa arrivare fino in finale e vincere. Però in una piazza dove non si è abituati a trionfare c’è grande festa e grande gioia da condividere con i tifosi, quindi è stato veramente bellissimo e amplificato da questa situazione in cui il club e i tifosi purtroppo non sono avvezzi a vincer tanto”.

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Fiorentina, Bressan: “Rui Costa uno dei più forti, Batistuta dirompente”

Mauro tu che hai giocato insieme a Batistuta e lo hai vissuto dentro al campo, che calciatore è stato?

“Io l’ho avuto un anno, ma nella prima parte di stagione aveva dei problemi fisici e quindi non rendeva al massimo, infatti riusciva ad allenarsi anche poco. Poi invece nella seconda parte è stato un qualcosa di devastante, un centravanti che oggi mi chiedo dove si possa ritrovare. Un attaccante con una potenza, una voracità in area impressionante, appena arrivava il pallone lui ci si buttava e sapeva sempre dove mettersi. Ecco se andiamo a vedere oggi Cabral e Jovic sono bravi, ma gli manca quella fame del gol, mentre Batistuta era quell’attaccante che sapeva come e dove cadeva la palla, e come e dove mettersi. Lui aveva queste qualità, un tiro devastante, una fisicità dirompente, poi fuori dal campo non l’ho vissuto molto”.

C’è stato un calciatore durante la tua carriera con il quale ti sei trovato particolarmente bene a livello calcistico?

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“Ho avuto tantissimi compagni, ma a livello calcistico e in quella Fiorentina lì, soprattutto nel secondo anno non posso non dire Rui Costa. Un giocatore che aveva un tempo di gioco, una sapienza tattica e capiva i passaggi come pochi. Sicuramente è stato uno dei calciatori più forti con cui ho giocato insieme e, a quei tempi, era bello essere con la Viola con lui che dettava legge”.

Fiorentina, Bressan sulla Coppa Italia: “Mi auguro possa vincere questo trofeo”

Rimanendo in tema Coppa Italia, la Fiorentina può arrivare in finale e riportare a casa un successo che manca da quando solcavi tu il campo?

Mi auguro che possa vincere quest’anno la Coppa Italia oppure la Conference League o qualsiasi altra cosa. Con il trofeo italiano è un passo avanti perché adesso c’è la semifinale contro la Cremonese che da outsider ha buttato fuori la Roma. Ovviamente in una partita può succedere di tutto, ma la Fiorentina ha dei valori tecnici superiori rispetto alla squadra allenata da Ballardini, quindi se gioca come sa fare la Viola può andare in finale dove poi è una partita secca. Se la rosa di Italiano gioca come sa fare è una gatta da pelare per tutti, perché quando gioca bene dà fastidio a tutte”.

Biraghi (Fiorentina) @livephotosport
Biraghi (Fiorentina) @livephotosport

Tu hai avuto la possibilità di giocare nella Fiorentina delle Sette Sorelle quando la Serie A attirava campioni del calibro di Batistuta, Ronaldo e Zidane. A tuo parere il campionato rivedrà mai quei livelli?

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“Devo dire che sono stato molto fortunato ad aver giocato in quegli anni dove il campionato italiano era tra i più grandi in Europa e dove c’erano i calciatori più forti in assoluto. I tempi sono cambiati e la vedo dura perché la Premier League ha delle entrate stratosferiche e diventa molto difficile perché quando c’è un giocatore forte arriva subito una di queste squadre. Poi se ne aggiunge sempre una, come ad esempio il Newcastle che non era considerata una top, ma che è diventata una delle prime tre. Questo per dire che sarà molto difficile e secondo me l’unica cosa che bisogna cercare di fare è coltivare in casa i ragazzi”.

Italia, Bressan: “Bisogna creare la voglia e la fame di arrivare al successo”

Quando hai vinto la Coppa Italia in panchina c’era Mancini che ora sta vivendo un momento difficile con la Nazionale, cosa manca al calcio italiano per tornare a certi livelli?

“Ovviamente i club saranno costretti a lanciare i ragazzi e a dargli fiducia e farli giocare, penso sia questa la ricetta in primis. Dopo ci sarebbe da parlare tanto perché ci sarebbe la questione stadi da gestire meglio, il merchandising da elevare, però restando sul calcio penso che tutte le società italiane quello che possono fare adesso è tirare su il più possibile i ragazzi, di avere allenatori bravi che possano insegnare e soprattutto far appassionare i giovani. Bisogna creare quella voglia di arrivare al successo, quella fame che oggi nei nostri ragazzi molte volte si fa fatica a trovare.

Chiesa (Italia) @Image Sport
Chiesa (Italia) @Image Sport

Mauro tu hai giocato con Enrico Chiesa, vedi delle somiglianze tra lui e suo figlio Federico e in cosa spicca quest’ultimo rispetto ai suoi coetanei?

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“Enrico aveva una qualità, un piede e un tiro impressionante, si coordinava in 3 centimetri e in 0 secondi e riusciva sempre a calciare benissimo verso la porta, ma soprattutto faceva tanti gol. Era un attaccante con magari poca voglia di sacrificio e di allenarsi, mentre Federico ha preso tante cose dal padre, ma ha una caparbietà, grande voglia e determinazione. Non è un attaccante è un giocatore che può giocare ovunque nella zona offensiva, quello che più mi piace di lui è la cattiveria che ha, la fame, la grinta e la voglia di arrivare che mi piacerebbe vedere in più giovani. Chiesa può essere un esempio per tutti i ragazzi.

Bressan: “Non mi vedo come allenatore, ma come direttore sportivo si”

Mauro in futuro ti vedi su una panchina nel ruolo di allenatore?

Da allenatore sicuramente no perché vedo anche da molti miei ex colleghi che questa passione ce la devi avere dentro e ti mangia 24 ore su 24 perché devi sempre stare a pensare al calcio. Non sento dentro questo fuoco, mi piacerebbe di più trovarmi a livello gestionale. Infatti, ho fatto il patentino per essere direttore sportivo, mi piacerebbe essere amico degli allenatori, dargli consigli e supporto. Questa sarebbe una figura che accoglierei perché quando si parla di calcio i tecnici sono sempre da soli, devono prendere decisioni importanti e poi le responsabilità cadono sempre su di loro e penso che avere delle persone al loro fianco che possano dargli una mano, possa essere una cosa importante. Quindi diciamo mi vedo più in un ruolo del genere piuttosto che essere direttamente in campo a farmi venire i capelli bianchi”.

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