Quando si cerca il borgo più suggestivo d'Italia, il pensiero corre subito ai paesi arroccati della Toscana o dell'Umbria, con le loro torri medievali e le colline ondulate. Eppure esiste, in un angolo poco conosciuto del Lazio, un borgo capace di togliere il fiato come pochi al mondo: un pugno di case sospese nel vuoto, su uno sperone di roccia che si erge solitario in mezzo a una valle lunare, raggiungibile soltanto attraversando un lungo ponte a piedi.
Il suo nome lo sveleremo tra poco. Per ora, lasciamoci guidare dagli indizi.
Nel cuore della Tuscia laziale
Per raggiungerlo bisogna addentrarsi nella Tuscia, in provincia di Viterbo, in quel territorio dell'alto Lazio che confina con l'Umbria. Siamo nella Valle dei Calanchi, una distesa surreale di creste d'argilla scavate da millenni di erosione, incastonata tra il lago di Bolsena a ovest e la valle del Tevere a est. Un paesaggio aspro e silenzioso, dove la natura sembra aver disegnato un mondo a parte.
Un paese sospeso sul vuoto
Ecco il primo grande indizio. Il borgo non sorge su una collina qualunque, ma in cima a un isolato sperone di tufo che svetta nel mezzo della valle. Tutt'intorno, le pareti precipitano a strapiombo. L'unico modo per arrivarci è percorrere a piedi un lungo ponte pedonale, sospeso sul panorama dei calanchi: un ingresso scenografico che amplifica la sensazione di entrare in un luogo fuori dal tempo, dove le case medievali in pietra e tufo si affacciano direttamente sul precipizio.
Il borgo che muore
C'è poi un dettaglio che avvolge questo luogo in un alone di malinconia e mistero. Da secoli lo sperone su cui poggia il paese viene eroso lentamente dall'acqua e dal vento, e le frane ne riducono progressivamente la superficie. Per questo è quasi del tutto disabitato e porta un soprannome che lo ha reso celebre in tutto il mondo.
A questo punto, chi conosce il Lazio avrà già capito. Stiamo parlando di Civita di Bagnoregio, la "città che muore", frazione del comune di Bagnoregio.
La "città che muore": storia e scienza
Il suo destino è scritto nella geologia: Civita sorge su una rupe di tufo poggiata su antichi strati di argilla, un terreno fragile che cede sotto l'azione delle piogge e degli agenti atmosferici. Studi sull'erosione hanno stimato un arretramento medio di circa 7 centimetri all'anno, con una perdita di superficie del 20-25% solo negli ultimi cinque secoli. Il soprannome di "città che muore" si deve allo scrittore Bonaventura Tecchi, che a Civita trascorse la giovinezza. Oggi gli abitanti stabili sono appena una manciata, una sedicina di persone.
Un gioiello di origine etrusca
Eppure questo borgo fragilissimo ha radici antichissime. Fu fondato dagli Etruschi circa 2.500 anni fa, lungo un'importante via di comunicazione tra il Tevere e il lago di Bolsena. Passeggiando tra i vicoli si arriva alla piazza principale, dominata dalla Chiesa di San Donato, mentre nella parte bassa dell'abitato si apre il suggestivo Bucaione, un profondo tunnel scavato nella roccia che conduce direttamente alla Valle dei Calanchi. Civita fa parte dei Borghi più belli d'Italia.
Cosa vedere nei dintorni
La visita parte dal Belvedere di Bagnoregio, da cui si gode la vista più celebre sul borgo sospeso. Nei dintorni meritano una sosta il lago di Bolsena, il più grande lago vulcanico d'Europa, e la vicina Orvieto, con il suo straordinario Duomo, a pochi chilometri di distanza. Tutta l'area è un viaggio tra storia etrusca, paesaggi vulcanici e antichi borghi della Tuscia.
Quando andare
Civita si può visitare tutto l'anno, ma la primavera e l'autunno regalano i colori più belli e un clima ideale per attraversare il ponte e perdersi tra i vicoli. Per evitare la folla, soprattutto nei weekend, conviene arrivare la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende il tufo dorato delle case e i calanchi si tingono di sfumature calde.
È in quei momenti che Civita di Bagnoregio rivela il suo vero volto: non un semplice borgo, ma un luogo sospeso tra cielo e terra, dove la fragilità della pietra e la forza della storia si fondono in uno degli scenari più emozionanti d'Italia.
