Luca Serafini in ESCLUSIVA: “Lo Scudetto è di Maldini, tifosi non si disamorino del calcio romantico. Su Leao…”

Luca Serafini, noto giornalista e scrittore, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare del Milan neocampione d'Italia, Maldini, Leao e calciomercato

Nicola Liberti
23 Minuti di lettura
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Luca Serafini, noto giornalista e scrittore nato il 12 agosto 1961 a Milano, è intervenuto in ESCLUSIVA ai nostri microfoni per trattare temi legati al Milan, squadra per la quale simpatizza, neocampione d’Italia per la 19esima volta nella sua storia. Negli anni si è distinto come cronista presso le reti di Mediaset e Sky, oltre che per la collaborazione con il mensile Forza Milan!, tra gli altri. Nel 2022 ha sfornato un altro dei suoi romanzi, Il cuore di un uomo, edito da Rizzoli, che riguarda vita e vicende di Geronimo Favaloro, cardiochirurgo argentino al quale viene attribuita l’invenzione del bypass, è infatti l’ultima opera della carriera da scrittore. Durante l’intervista si sono toccati i temi relativi al fondo Elliott ed alla gestione del Milan, in particolar modo fronte Paolo Maldini e Frederic Massara. Tra i vari passaggi anche alcuni pareri su Stefano Pioli, oltre che alcuni protagonisti della cavalcata Scudetto come Rafael Leao.

Luca Serafini in ESCLUSIVA: "Lo Scudetto è di Maldini, tifosi non si disamorino del calcio romantico. Su Leao..."
Gordon Singer, fondo Elliott

Luca Serafini: “Paolo Maldini icona dello Scudetto”

Il Manchester Evening News ha definito il Milan come modello da seguire per Erik ten Hag allo United. Questo atto conferma ancor più la sensazione di un club che si slega sempre più dall’Italia che arranca e segue sempre più l’Europa, quella che precede le tendenze?

Si, certo. Diciamo che non è che sia tanto una questione etica, è una questione puramente commerciale, puramente di gestione. Il fondo Elliott è il primo fondo attivo del mondo, se c’è una cosa che sanno fare meglio di tutti sul pianeta sono i conti, hanno una gestione relativa a questa. La loro esperienza con il Milan era la loro prima nel calcio, quindi si sono affidati a persone che il calcio lo vivono, in primis Paolo Maldini, che si è adeguato a strategia, filosofia e ai budget che ha a disposizione, ed in questo è stato molto bravo. I modelli si imitano sicuramente per come sono strutturati, però ci vuole anche conoscenza, ci vuole anche talento, ci vuole anche sapienza, perché non era facile trovare giocatori come Pierre Kalulu, come Fikayo Tomori, come Theo Hernandez, come Ismael Bennacer, come Rafael Leao; allo stesso modo anche puntare su scommesse come quella di Ante Rebic, come quella di Olivier Giroud, come quella di Sandro Tonali. Qui non è questione di seguire un modello, qui è questione di avere un qualcuno che è capace di individuare questi talenti e sappia coniugare il fatto che con i grandi giocatori ci deve essere anche un grande uomo. Il grande uomo è un professionista, uno che sa di poter ancora crescere, uno che considera i Milan, o i Manchester, come punto di partenza se è giovane, e non un punto di arrivo. Lo stesso Giroud non ha considerato il Milan un punto di arrivo, ma una ripartenza del proprio cammino. Questi sono i profili e le competenze che servono ad un club di calcio. I modelli si devono imitare, bisogna però poi fare con le proprie forze, con la propria conoscenza ed il proprio talento“.

Alcuni hanno definito quella del Milan come una “società d’altri tempi”, non sarebbe più corretto definirla come una “società dei tempi nuovi”? Risulta difficile ricordare un club gestito da un fondo, dunque con il distacco emotivo garantito dal non avere una famiglia al comando, una leggenda umana prima ancora che sportiva come Paolo Maldini, oltre che uno stile diverso dalla norma degli ultimi anni nel condurre il club.

Certo, di recente ho scritto un pezzo dove dico proprio questo. Possiamo parlare di Pioli, ed ovviamente dobbiamo farlo, possiamo parlare del fondo Elliott, di Ibrahimovic, di Leao e così via. Tuttavia l’icona di questo Scudetto è sicuramente Paolo Maldini, un uomo che è il riassunto del tuo discorso. Qui c’è una dinastia che si sussegue nelle generazioni che è quella dei Maldini e che porta con sé dei valori. I valori sono, senza fare alcuna retorica, dell’amicizia e della famiglia. Io conosco molto bene la famiglia Maldini: ho conosciuto per primo Cesare quando ero ragazzo, e ci siamo frequentati molto quando sono cresciuto, ed ho ritrovato in Paolo il suo senso di appartenenza, oltre che al Milan, alla famiglia ed agli amici. I Maldini sono gente semplice, vivono le cene con gli amici e con la famiglia, non hanno sfarzi, non hanno colpi di testa, sono gente morigerata e con delle regole”.

Paolo Maldini (Milan)
Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan

Non é retorica, questa è la vita di altri tempi. Ad oggi abbiamo gli smartphone e facciamo fatica ad avere contatto: vedo le coppiette giù alle panchine ed ognuna è impegnare a chattare, una volta invece ci abbracciavamo e ci accarezzavamo, in buona sostanza. Il calcio d’altri tempi non c’è più, è inutile anche essere romantici. Ad oggi i soldi fanno tutta la differenza del mondo, probabilmente a suo tempo l’avrebbero anche fatta, ma c’erano regole diverse da queste. Oramai c’è uno spropositato senso del denaro, ma non soltanto da parte di agenti e giocatori, sono dirigenti e società che esagerano. Ci sono cifre spropositate rispetto alla vita di tutti i giorni, si fa dunque fatica ad avere un equilibrio. Nel Milan, senza fare retorica, ci sono limiti e paletti che si traducono in regole tecniche che sono da iscrivere al fondo Elliott. Il fondo gestisce soldi altrui, non propri, deve dunque far fruttare i soldi degli altri: ecco perché deve essere estremamente oculato, e se Elliott è il primo fondo al mondo vuol dire che questo lo sa fare. Per continuare a saperlo fare deve continuare ad attenersi alle regole rigide che ha, nel calcio come in tutti gli altri di investimento“.

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Luca Serafini: “Milan antipatico perché va controcorrente”

Come è stato più volte nel corso della storia sembra che il Milan sia ancora una volta qualche capitolo più avanti alla concorrenza, in questo caso dal punto di vista della gestione delle risorse economiche. Scelte oculate e meno dispendiose invece di investimenti molto onerosi difficile da sorreggere economicamente, appare questa la via giusta da seguire?

Non sono la persona preposta alla finanza ed all’economia, tuttavia ogni tanto mi interrogo sugli organismi di controllo che non controllano. Non parlo soltanto dei bilanci di Inter o Juventus, ma anche a livello internazionale. Evidentemente se vige un sistema che permette di avere la disinvoltura come quella che esiste nel calcio si vede che va così. Banalmente per un club che va controcorrente come il Milan, quando si va contro il sistema si è antipatici, anche se il sistema è corrotto, anche se il sistema è drogato, anche se il sistema è falsato. Se tu vai nella direzione corretta ma sei fuori dal coro, allora non piaci, purtroppo l’Italia è un paese atavico in questo caso. Chiaro poi che l’Inter spende tanto e vince Campionato, Coppa, Supercoppa e fa una finale di Europa League, dunque ha investito bene perché ha vinto, ed è questo ciò che conta nel calcio. Non so valutare né da giornalista né da tifoso il fattore dei debiti, ripeto che se esistono organismi di controllo che non controllano si vede che va bene così. In Italia parliamo di Inter e di Juventus, ma guardiamo anche all’estero con Mbappé. È una cosa spropositata che cambia tutte le prospettive, quelle fasulle ed ipocrite del FPF sbandierato dalla UEFA, ma anche quelle del buon senso. Mi fa ridere l’indignazione del Real Madrid, che era pronto a fare un’operazione onerosa a livelli spropositati, quasi come quelli del PSG. Questo è un discorso molto complicato, finché non si trovano delle regole ferree e gli organismi di controllo non controllano, fino a quando il banco non salta si può andare avanti ad operare in questa maniera. Il Milan in questo è una mosca bianca che sta riuscendo a dimostrare che le cose si possono anche fare per bene“.

Milan, festeggiamenti piazza Duomo
Milan, festeggiamenti piazza Duomo

Luca Serafini: “Si fa presto a baciare una maglia, ma il giorno dopo…”

Seguire questa linea porta a godersi anche di più i trionfi come quello di domenica 22 maggio, è un progetto che da l’idea che ogni cosa è stata duramente sudata e guadagnata. Questo si riflette su un attaccamento indescrivibile dei tifosi, dimostrato nei festeggiamenti lungo tutta Milano, ma anche negli occhi dei giocatori. Perseguire una strada del genere porterà tutti, tifosi e giocatori, a legarsi umanamente ancora di più a questo club?

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Come dicevo a MilanTV durante la diretta che seguiva il pullman scoperto, i giorni dei festeggiamenti con il pullman che gira la città, che vale per tutte le strade che vincono e lo fanno, è il momento in cui il tifoso si sente più vicino al giocatore perché il giocatore si comporta da tifoso: anche con striscioni, cori, sfottò, talvolta anche volgari ma che accadono non solo durante questo festeggiamento ma regolarmente ovunque. Su questa cosa dell’attaccamento io rimango un po’ distaccato e freddo perché, come detto, la legge è quella del denaro, oggi più che mai. Si fa presto a baciare una maglia, sventolare una bandiera, dire certe cose e poi la mattina seguente cambiare idea. La conferenza stampa di Mbappé in questo senso l’ho trovata surreale: parlare di valori, di affezioni, dell’essere francese, dire ‘Parigi è la mia casa’ quando da un anno si è d’accordo con il Real Madrid. Questi si sono presentati con degli assegni e dei bonifici stratosferici e l’hanno bloccato lì. Dico Mbappé ma posso citarti i casi freschi di Calhanoglu e Donnarumma nel Milan, anche lo stesso Kessié se vogliamo, la vicenda Dybala, la vicenda Insigne. È questa strategia nuova di portare i giocatori che hanno mercato a scadenza per giocare al rialzo sull’ingaggio e non sul cartellino. Certo che poi uno si commuove, quando vince piange e si vedono gli occhi dei giocatori come li hai visti tu, però la mattina del giorno dopo è un altro giorno. È bello però che i tifosi continuino a crederci, continuino a pensarlo, continuino ad attaccarsi a questi valori perché è giusto che sia così. Io sorridendo dico sempre che negli anni ’70 ho amato un giocatore del Milan che si chiama Giorgio Biasiolo, ha vinto tanto ed è stato per tanti anni in squadra. Non era un giocatore eccezionale, era un mediano che correva e con i piedi abbastanza buoni, ed io in quegli anni, quando giocavo da ragazzino, mi ispiravo a lui non potendo mai essere né Rivera né altri grandi giocatori. Erano tempi molto diversi quelli, per sapere le notizie di mercato in estate dovevi leggere il giornale la mattina, i giocatori erano obbligati a trasferirsi se le due squadre trovavano un accordo prima della legge Bosman”.

Giorgio Biasiolo, Milan
Giorgio Biasiolo, Milan

Quando il Milan vendette Biasiolo io ebbi un contraccolpo psicologico incredibile, e mi sono completamente disinteressato al mercato, anche come giornalista. Come giornalista non ho mai fatto il calciomercato perché non mi piace il modo in cui viene fatto, tra favori, bugie, commistioni non mi entusiasma. Per 27 anni però, ho lavorato con Maurizio Mosca, che considerava il mercato la fiera dei sogni. Ecco perché nacquero le bombe di mercato, le sparate ed altro. Il calciomercato è la fiera dei sogni e l’estate è il momento in cui sogni di avere di un giocatore, poi magari ne arriva un altro e sogni come questo possa essere. Io non sono disamorato per via dell’andare delle cose, il mondo va in questa direzione e se uno ama il calcio profondamente come lo amo io lo accetta, anche se con un po’ di malinconia. È lo stesso discorso degli stadi e per cui noi milanisti ed interisti un giorno dovremo lasciare quella che è stata casa nostra: San Siro. Purtroppo non è ristrutturabile ed ammodernabile lo stadio, come sono stati distrutti e ricostruiti Wembley, Anfield Road o il The Dell, ex stadio del Southampton per il quale faccio il tifo, oggi bellissimo St Mary’s che farà storia uguale, pazienza. Anche nella vita si lasciano le case dove si è nati per andare a vivere in una nuova con una nuova famiglia, dunque non mi disamorerò del calcio per questo“.

Stefano Pioli, allenatore del Milan
Stefano Pioli, allenatore del Milan

Nel corso degli ultimi anni il Milan ha avuto un percorso travagliato quanto a cambi di proprietà, sembra però persistere negli anni il celebre “stile” del club. Questo va dalla linea societaria sino agli allenatori, penso magari a Stefano Pioli che per certi tratti può ricordare aspetti di pacatezza e senso della famiglia di Carlo Ancelotti, pensi sia un qualcosa di inestinguibile lo “stile” di ogni società?

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Anche io confesso ricorro ogni tanto alla retorica, è anche un esercizio filosofico, che dunque non fa mai male. Si usa dire lo ‘stile’ soprattutto nei momenti positivi, anche se poi viene disatteso puntualmente davanti alle prime avversità. Ognuno ha un suo modo, ci sono certamente cose che ricorrono ma ogni proprietà fa il suo. Il Milan ha avuto tanti tracolli societari negli anni ’60-’70 con Buticchi, Colombo e poi Farina, che crollavano miseramente per questioni incredibili. Non si può dire che è una tradizione perché ci sono poi state delle gestioni oculate, come Carraro e Berlusconi, che non erano attaccabili da quel punto di vista lì. Io più che di stile parlerei di tradizione. La tradizione è quella che porta i club a vincere in Italia ed in Europa e club che invece fanno diversamente. In questo senso tradizione mi sembra una parola più assennata di stile, nel calcio. Nel Milan si è ritornati a questa tradizione perché c’è Paolo Maldini, l’Inter ha come icona invece Zanetti. Grazie a figure di riferimento si certifica la continuità, però c’è una certa differenza tra stile e tradizione“.

Esultanza Rafael Leao, Milan @Image Sport
Esultanza Rafael Leao, Milan @Image Sport

Luca Serafini, calciomercato Milan: “Ho la percezione che Leao non vada via”

Fronte calciomercato, il Milan riparte certamente da pilastri assoluti della rosa come Maignan, Tomori, Theo o Tonali per citarne alcuni, in avanti può concedersi altri lussi simil-Leao in termini di gioco?

Il Milan ha una filosofia e delle regole che seguirà. Leggo che nel contratto di Leao è presente una clausola da 150 milioni, non lo so. Io mi fido molto in ogni caso, in particolare di Paolo Maldini e Ricky Massara. Loro hanno lasciato andare Calhanoglu e Donnarumma ed hanno vinto il campionato, adesso se ne va Kessié, non so se se ne andranno altri: fuori uno e dentro un altro. Non so come finirà Leao, ho la percezione che non vada via, però onestamente non lo so. Non lo definirei un lusso, è un grande giocatore ed uno dei determinanti per la vittoria finale. Ha iniziato a fare anche dell’altro, a fare pressing sugli avversari e Pioli ad un certo punto ha smesso di chiedergliene più di tanto perché le sue caratteristiche alla fine sono quelle lì. Mi sembra un giocatore estremamente funzionale, un grandissimo giocatore che fa gol, assist, spacca le partite e salta i giocatori, cosa si può chiedere di più? Certo che se si parla di comporre una trequarti di giocatori di questo calibro poi ci si sbilancia. Poi però il Milan nella sua storia ha vinto con Serginho terzino, con Ronaldinho, Seedorf e tanti attaccanti, la farei più una questione di equilibri. Per queste cose c’è Pioli che si è dimostrato un grande equilibratore e non mi porrei dunque alcun problema onestamente. La squadra verrà fatta, migliorata e completata secondo le caratteristiche di squadra ed allenatore, non mi pongo problemi“.

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Quello di quest’anno si è distinto anche come un Milan a due facce per così dire, tanto talentuoso quanto operaio per certi versi, non credi?

Assolutamente si, ci sono giocatori che non so se vinceranno mai un altro Scudetto, ma ce ne sono altri che forse vinceranno la Champions, magari non con il Milan ma sono dei valori assoluti. Questa è una squadra, come dice spesso Maldini, ‘imperfetta’ anche perché le squadre perfette sono poche. Andrà dunque per questo migliorata e completata secondo le caratteristiche definite da allenatore e club“.

Simon Kjaer (Milan)
Simon Kjaer (Milan)

Negli scorsi giorni è intervenuto Collovati ai nostri microfoni sottolineando come al Milan serva un rinforzo importante da affiancare a Simon Kjaer. Il club ha però già dimostrato di non farsi prendere da momento ed emozioni e ponderare attentamente le scelte, penso al puntare su Kalulu in inverno, lecito aspettarsi meno mosse anche in chiave di responsabilizzare ulteriormente chi è già presente in rosa?

Adesso in difesa hai Tomori, Kjaer, Kalulu ed al momento ancora Romagnoli, se poi andrà via quest’ultimo ne arriverà sicuramente un altro, e poi si deciderà cosa fare di Gabbia. Non sto a farmi problemi, Kalulu è una certezza oramai, Kjaer anche come età è un ottimo giocatore, ma non puoi farci affidamento più di tanto. A gennaio per questo si è deciso di procrastinare all’estate l’affare Botman per una valutazione, a parer mio come loro, eccessiva. Servirà dunque un difensore, un centrocampista al posto di Kessié, un altro ancora al posto di Bakayoko, alternative o qualcuno sulla fascia destra e trequarti, ed infine un attaccante. Ci sono già anche diversi nomi come Adli, Renato Sanches, Botman ed Origi, si continuerà dunque a fare il mercato secondo le esigenze di squadra ed allenatore. È una questione anche numerica, poi in termini di qualità sono valutazioni che vengono fatte dalla società. Indubbiamente alcuni aggiustamenti verranno fatti: penso a BalloTouré che non ha funzionato come auspicato, Ibrahimovic e Giroud hanno quasi 80 anni in due, è tutto un discorso legato ad un fattore numerico“.

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Nel corso degli ultimi giorni, così come accadrò anche nelle prossime settimane di calciomercato, sono stati accostati al Milan nomi di giocatori anche più esperti. Lecito attendersi colpi anche in quest’ottica o si resterà fedeli alla linea dei giovani?

Ripeto che il Milan in questi anni è stato bravo a prendere giocatori che, oltre ad essere bravi, avessero anche motivazioni e le caratteristiche umane per poter stare in squadra. I giocatori che verranno inseriti, in qualunque ruolo, dovranno rispettare queste caratteristiche: grande professionista, giovane od anziano poi si vedrà, requisiti economici che riguardo cartellino ed ingaggio che rispondano a certi requisiti. C’è un identikit preciso dei giocatori che arrivano al Milan, sono convinto che non assisteremo ad eccezioni e che si proseguirà su questa strada“.

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